6) Gioberti. Sul progresso.
Per Gioberti quiete e moto, involuzione ed evoluzione sono due
principi che devono coesistere ed armonizzare fra di loro. Ma le
forze della conservazione non devono bloccare il movimento della
storia, non devono divenire reazionarie. La lettura si conclude
con un duro giudizio sui gesuiti.
V. Gioberti, Protologia, volume secondo, 4, quarto.

 La quiete e l'involuzione  il principio conservativo, come il
moto e l'evoluzione  il principio progressivo. I due principii
debbono unirsi per la perfezione del mondo. La stasi sola  morte,
perch la vita  moto; il moto solo  anche morte, perch il moto,
se non  regolato,  dissoluzione, e il passo  precipizio. La
necessit della regola, della misura del moto, nasce dalle
condizioni del mondo, come soggetto al cronotopo. Senza la misura
il moto precipiterebbe talmente che il tempo sarebbe inutile, e
tutto si farebbe in istanti. Ora le forze della natura hanno
d'uopo del benefizio del tempo, come finite, perch un moto
istantaneo sarebbe infinito e eguale alla quiete. La quiete in tal
caso nell'essere finito pareggerebbe la morte. Le forze del mondo
hanno d'uopo del discreto, e il discreto vuol ordine e misura,
altrimenti lascia essere discreto, e diventa continuo, o per dir
meglio essendo finito diventerebbe nulla. Che cos' infatti il
continuo se non un discreto infinito concentrato insieme? La forza
rallentatrice  dunque necessaria alla societ come alla natura.
Nella natura  inerzia: nella societ oggi dicesi conservazione.
Ma non dee eccedere e impedire il moto. Or qual  la regola? Che
la quiete non divenga forza retrograda. I retrogradi sono tanto
funesti, quanto i conservatori utili. Questi regolano il progresso
e quelli lo spengono. I Gesuiti sono la fazione pi retrograda del
nostro tempo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, l97l, volume
ventesimo, pagina 305.
